Vuoto a rendere è una favola sull'origine dell'umanità raccontata ai bambini come un viaggio mitologico dai primordi sino ai nostri giorni. Dal canto, come linguaggio usato per significare il mondo, alla vuota parola come status-symbol dell'era moderna, dal rito collettivo agli attuali rituali nevrotici, sintomo di una società che implode su se stessa.
Gli stessi personaggi, partiti dall'iniziale condizione primordiale, arrivano ai nostri giorni come esseri umani disadattati, compulsivi, maniacali, forse strampalati, a loro modo poetici. "Vuoto a rendere" assume qui una duplice accezione: contenitore di una tradizione e di una cultura da consegnare alle nuove generazioni che rischia di essere svuotata di senso e di significato; vuoto di identità degli stessi personaggi-attori della vita quotidiana. La musica diviene partitura scenica intrinsecamente legata al viaggio degli attori lungo le fila del tempo che scorre, creando elementi armoniosi e stridenti al contempo ...
Uno spettacolo che parla di uno stato dell’essere, del senso di estraneità dell’uomo di fronte al Confine, qualunque esso sia. Una denuncia esistenziale, ma anche sociale, dove il limite diviene ipotesi del valicabile. Il potere, sovrastruttura silente, toglie all’altro ogni possibilità di azione, oppure lo costringe a una reiterazione perpetua senza possibilità di scelta. Incombe sull’agire umano muovendone le fila e dispensandone l’assoluzione. I due personaggi, Duca e Fido, già vittime nella loro giurisdizione, non avranno così altre chance, neppure oltre il Confine, specchio arido e muto della loro realtà. Fido, nell’attimo di presa di coscienza di una realtà misera e svilente troverà nel proprio annientamento la soluzione per sottrarsi a quel moto perpetuo di sottomissione e Duca, negando in un delirio di onnipotenza la realtà contingente, sarà sorpreso dalla morte, la propria e quella dell’amico fedele. Null’altro resta in un mondo dove il limite si fa barriera invalicabile o invisibile solcatura. L’Altro è un pericoloso estraneo!
C’è sempre una goccia che fa traboccare il vaso…
e poi: il disastro, il diluvio, la tempesta!
Ma l’uomo moderno ha scelto il controllo, catalogando e incasellando tutto e tutti crede di aver trovato la soluzione alle sue paure... ma è pura illusione.
Il risultato è un mondo arido e sterile dove il contatto non è più possibile.
Ci vorrebbe una tempesta, una bella tempesta!
Ma solo se si è disposti a rischiare… smettendo di vedere il diluvio in una singola goccia e lasciandosi trasportar nel mar dell’incertezza.
Il sogno: in un modo privo di creatività e sensibilità, l'acqua è solo timore di alluvione, di tempesta e diluvio, l’acqua perde la sua potenzialità rigeneratrice, tutto è aridità e arsura… non resta che sprofondare in un sogno profondo…
Il Teatral-concerto è uno spettacolo di varietà e musica che coinvolge il pubblico in un rituale collettivo, in una festa che sta a metà tra la performance e il carnevale. I musicisti sono un po' clown, il tecnico sogna di fare l'attore, il direttore si spaccia per uomo di mondo, la sciantosa balla la tarantella e anche il pubblico viene chiamato a fare la sua parte. L'idea nasce dalla collaborazione tra Peso Specifico Teatro e I Carusi, formazione che affonda le proprie radici nella musica popolare, spaziando dalle Tarantelle, ai Canti corali, alle Musiche della tradizione orale fino ad attraversare più di 500 anni di storia della musica del Sud d'Italia.